24 Gen 2012
Un Paese senza figli
Un Paese senza figli
Nel comune immaginario, alla nascita di uno o più figli, gli amorevoli genitori vegliano sulla sua culla, trascorrono notti insonni nel jet lag neonatale, trepidano al loro primo giorno di scuola, li seguono negli studi, nella danza, nel nuoto, nel judo, li acconciano alla meno peggio secondo disponibilità e tendenze. In seguito gli amorevoli genitori si preoccupano delle loro scelte, dei loro studi, del loro avvenire mettendo da parte risparmi su risparmi per assicurare loro un futuro e aiutarli…Tutto questo finchè non sono arrivate le pubblicità che, a dirla franca, oltre a intonare ‘voglio una vita spericolata’ tra biberon e pannolini, che la diceva lunga, regalavano degli amorevoli bebè campioni di macchie assolute, di pareti scarabocchiate all’inverosimile…insomma della serie ‘piccoli teppisti crescono…’
Ma…non finiva qui: sono arrivate le immagini stucchevoli del solito uomo biondo, chiome al vento, che non accoglie tra le braccia i suoi bambini all’uscita da scuola…ma un’avvenente maestrina, e, in buona compagnia, c’è l’altro amico suo, in altro spot,… che sbianca alla sola idea di dover utilizzare una stanza per un bebè, dovendo rinunciare anche, forse, alle sue scorribande automobilistiche.
Un mondo senza figli dunque, ma poco importa essendo di celluloide, come si diceva una volta, ora ‘virtuale’.
Di virtuale virtù ne vedo ben poca.
Un Paese senza figli, non virtuale, mai virtuoso, è un paese i cui cittadini pensano al momento contingente, al ‘loro’ che non diventerà mai ‘suo’, ovvero del figlio. Assistere in questi giorni alle manifestazioni estreme contro le liberalizzazioni mi ha dato questa idea. Essendo esterna ed estranea alle categorie ‘toccate’ da questo decreto mi chiedo e mi richiedo:
“ma se il figlio di un notaio vuole diventare farmacista, e il figlio del farmacista taxista, e il figlio del taxista farmacista, il figlio dell’avvocato trasportatore…’ , come in un demenziale gioco di scacchi, i vari soggetti monterebbero una guerra uso Montecchi e Capuleti? E i figli degli altri sono retrocessi automaticamente in serie ‘C’?
E, franchezza per franchezza, credo che il praticantato dei giovani futuri forensi svolto nelle Università sia molto più proficuo che non svolto in uno studio, dove i giovani vengono spremuti come limoni, per 8 o 9 ore al giorno…con speranze fumose e menzognere…di futura carriera…
Non so, ma c’è qualcosa che non mi quadra affatto!




