« Articoli precedenti Sottoscrivi Ultimi articoli

22 Giu 2017

letture sotto l’ombrellone

Posted by maria luisa caputo. Nessun commento

Grande lavoro di revisione in questi giorni…Ecco l’ultima mia pubblicazion:

Le Facce e le Piazze

 

Anche in questo caso non ultima di scrittura, ma di pubblicazione.

Ecco la versione ebook ,da domani e per 5 giorni, in promozione lettura gratis per kindle e supporti per ebook.

https://www.amazon.com/Facce-e-Piazze-Italian-ebook/dp/B0731NW72V/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1498143261&sr=1-2

Da oggi è disponibile anche la versione cartacea:

https://www.amazon.com/dp/1521559864?ref_=pe_870760_150889320

 

 

 

23 Apr 2017

Giornata mondiale del libro

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

Gran bella giornata oggi! Giornata del Libro! Io prenderei tutti a colpi di…libri, comincerei dagli antichi sussidiari, passerei per Manuali di Geometria Euclidea che danno adamantina forza al pensiero, proseguirei con testi di Trigonometria per far vedere meglio le diverse angolazioni delle menti, elargirei testi di Analisi Matematica per far apprezzare la magnificenza delle simulazioni e delle infinite meraviglie dei rami che si perdono… all’infinito. Farei cadere, tal quale manna, analisi logica, versione in prosa, critica letteraria…Come petali di ciliegio al vento…canti di Catullo, Tibullo, Pascoli, Leopardi e come eterei sogni Paradiso dantesco e strade senza fine di Kerouac…E se mai avessi bisogno ancora di libertà mi rifugerei tra le pieghe azzurre di quel mare che un vecchio sfidava e amava più di se stesso! Forse mi spingerei più in alto sulle ali del …gabbiano Livingston………….Forse sosterei su quell’isola dove un Faro mi restituiva l’orientamento….

21 Apr 2017

Su un ponte di Roma

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

Oggi Natale di Roma: magica sempre, dagli ineguagliabili cieli, umana e accogliente, sorniona…

Su un ponte di Roma

A un certo punto
un luogo
non è più un luogo
ma sei tu
I tuoi pensieri fluiscono
e si affollano come
le onde e le acque
del fiume biondo
sotto un ponte
vecchio di una storia
che non ti appartiene
ma che è già tua
da sempre
E non fai più caso
a questo o quel vicolo
come non fai più caso
ai i tuoi respiri
Un gabbiano si perde
sotto un arco
Riappare volteggiando
sull’eco residuo
del vociare indistinto
dei campanoni lontani
dell’ovattato sdrucio delle auto
del sonnolento frusciare
dei platani chini
all’appassionato
verde richiamo
dell’acqua
Una sera qualunque
la tua immagine si riflette
nello specchio
degli occhi increduli
di chi per la prime volta
osserva uno spettacolo
di così rara meraviglia
Ti accorgi di essere
anche tu un passante
Guardi tutto con occhi nuovi
E non distingui più
se è un dipinto
una musica
un’immaginazione
o la pura realtà

Questa è Roma

Maria Luisa Caputo

Roma Domenica 1 giugno 2003, ore 20,
Passeggiando su Ponte Sisto

20 Apr 2017

Una donna di carta

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

‘Una donna di carta’ è il titolo del mio ultimo romanzo, in ordine di pubblicazione, ma non di stesura. Pare abbia vissuto una storia travagliata come la sua protagonista. Scritto 20 anni fa e poi perso in due successivi crack di pc- Recuperato solo attraverso qualche frammento di file, ma sopratutto grazie al supporto cartaceo. Un lungo lavoro di recupero, fino all’intera trascrizione da amanuense sul mio magico Mac. Si, una vita travagliata e di recupero si se stesso e dei suoi personaggi, proprio come il lavoro di recupero della vita di Martina, la protagonista .

Una vita, la sua, vissuta negli ospedali da campo dei medici di frontiera, senza agi e comodità. Martina si immerge nel dolore altrui per alleviarlo e rendere meno pesante la rinuncia all’amore grande della sua vita, il suo bambino, a cui era stata costretta da obblighi familiari. La sua missione le fa percorrere i cammini aspri dei tempi della dittatura argentina, dei conflitti in Afganistan, fin a quando decide di stabilirsi in una regione povera della Turchia e dove pare trovare l’equilibrio e l’affetto. La morte del padre scuoterà profondamente l’apparente equilibrio e riporterà i suoi passi sui luoghi natii, nel calore della sua casa natale e la costringerà a confrontarsi con l’uomo che l’ha resa infelice. Una storia emozionante e profonda che tratta temi forti sui delicati legami, spesso conflittuali, tra madre e figlio e i difficili rapporti di coppia. La protagonista è una donna con sentimenti di purezza adamantina, una donna coraggiosa e fragile che ha sempre considerato l’ignoranza come unico nemico da combattere.

Se ne volete sapere di più potete leggerlo in formato ebook o cartaceo. E’ disponibile nella grande libreria di Amazon.nonni

Come copertina ho scelto una foto dei miei nonni, anche se il romanzo non è ambientato nei primi del 900, nel tempo del ritratto dei due bellissimi fidanzati. Scelta caduta sulla dolcissima espressione della mia nonna materna, fragile di salute ma forte come una roccia tale e quale Martina.

link al romanzo

Tags: ,

30 Dic 2016

Il giorno di Natale

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

Faraglioni nel presepe artistico monumentale creato dall'artista Maria Luisa Caputo

Il giorno di Natale

 

I giorni trascorrono con la stessa cadenza, secondo dopo secondo, nuvola dopo nuvola, raggio di sole dopo raggio, ragnatele di stelle su ragnatele di stelle. Ci sono dei giorni che dovrebbero trascorrere con maggior lentezza e i raggi del sole dovrebbero illuminare più a lungo le finestre e le facce, le nuvole dissolversi come fumo invece di transitare e le ragnatele di stelle dovrebbero trasformarsi in polvere lucente che fa brillare le mani e gli occhi. Uno di questi giorni magici potrebbe essere Natale. Nel giorno di Natale scompare il tempo e tutto si ferma negli occhi dei bimbi e nel cuore degli adulti che sanno rimanere bambini, almeno nell’intimo della mente. Si confondono presente e passato, tutti torniamo bambini con la mente di bambino e le tenerezze ricevute si affiancano a quelle che doniamo.

Magia del Natale.

Un giorno che dura un mese almeno da quando inizio i preparativi, specialmente quando si aspetta l’arrivo di grandi amori piccini. E i giorni passano nell’attesa di quella notte e quel giorno magico. Le mani diventano come la carta vetrata nel maneggiare colle, stucchi, licheni. Dal 23 le gote diventano rosse come quelle di Biancaneve per le lunghe soste davanti ai fornelli. Non so quale abilità si celi in noi ‘mamme forse d’altri tempi’ nel preparare tutte le delizie che più piacciono ai nostri nipotini e ai nostri figli. Non sento la fatica, per crollare c’è tempo, ma non è quello il tempo.

E profumo di fritto buono, casalingo non da take away…Profumo di fichi al forno ripieni d’arancia e noci, torrone croccante profumo che persiste in casa e nel cuore, fin da quando ero bambina. Certo tutte queste delizie fanno bella mostra nelle pasticcerie e nei supermercati, ma lasceranno solo zucchero che si appiccica ai denti e non profumo e ricordi!

A sera quando spengo i ceri saltellanti nei bicchierini colorati, quando la casa è cosparsa di giocattoli e carte da regalo, quando nell’aria c’è ancora profumo di cannella e arancia, mentre l’ultimo pastorello guarda ancora attonito la stella cometa nel presepe, allora penso che il giorno di Natale sia finito, ma so che non è così. Le dolcezze mi accompagneranno per giorni, mesi, fin quando non rimetterò mano a muschi, licheni, case, montagne, angeli e preparerò i biscotti per Babbo Natale..

Non è neanche finito il giorno che già sento la nostalgia di chi mi ha rapito il cuore e so che partirà.

Mi chiedo quanto sia grande un cuore di una donna diventata madre e nonna.

 

27 Lug 2016

La quiete dopo la tempesta

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

Credo che considererò sempre come barbarie tutto ciò che sta accadendo negli ultimi tempi. Nessuno potrà farmi cambiare idea, chiunque ha un credo religioso vero non può avere idee sanguinarie. Non credo che queste violenze sparse riusciranno a far tornare indietro tutta la civiltà che abbiamo costruito lentamente nei secoli, tutta la tecnologia, tutte le scoperte scientifiche che hanno migliorato la qualità della vita, tutte le innovazioni che la semplificano, ma soprattutto tutte le grandi idee come rispetto, tolleranza, fratellanza, democrazia. Nei secoli passati gli errori dei popoli occidentali sono stati tanti, ma vanno collocati sempre nei vari periodi storici, periodi in cui la barbarie era considerata quasi una normalità. Oggi a noi quelle sembra una barbarie e di certo non possiamo chiedere scusa per i conquistatori spagnoli , inglesi , olandesi e via discorrendo come,alla stessa stregua, dovrebbero chiedere scusa gli stessi aborigeni dell’America latina nei confronti dei loro simili quando li buttavano nei crateri ardenti… per compiere sacrifici umani o tutte le barbarie perpetrate dai popoli orientali sulle nostre coste quando invadevano la Sicilia la Calabria la Campania! Le atrocità passate non riguardano più nessuno : il cammino della democrazie e dei diritti è lungo, ma dopo secoli ci stiamo quasi arrivando. Considero fatica sprecata e vite perse inutilmente tutte quelle che vengono spezzate con attentati e stragi improvvisi. Se proprio c’è qualcuno che vuole fare tornare il mondo indietro quel qualcuno dovrebbe ricordarsi che la terra gira un po’ come il pallone nel campo da calcio. La terra gira , il tempo scorre e si va sempre avanti, l’acqua del fiume va nel mare dove si perde e non torna indietro, così il pallone gira nel campo da calcio: chi organizza questi episodi dovrebbe fare un po’ di attenzione. I grandi popoli, le grandi potenze potrebbero anche decidere di allearsi all’improvviso e far finire tutto questo. Ma proprio perché viviamo in un contesto di quasi civiltà forse le grandi potenze preferiscono aspettare che la cosa si calmi e combattere i fenomeni isolatamente. Le nostre città sono belle, sono piene di arte, perché l’arte nasce dall’amore per la bellezza e vuole essere il trionfo della natura in una sua emulazione su carte, su tela, su pentagramma. Abbiamo combattuto le grandi malattie con le scoperte scientifiche, stiamo cercando di rendere la vita sempre migliore.La vita non cambierà, se è questo che sperano questi pazzi omicidi. Non cambierà perché questa è la vita di tutti i popoli, salvo quei popoli che non vogliono vivere. Pertanto la cosa non ci riguarda. Ci può essere un po’ di tensione al momento degli accadimenti, è innegabile , ma il giorno dopo al nuovo sorgere del sole si ricomincia. Anche quando c’è un temporale fortissimo e si abbattono fulmini si ha un po’ di timore : ciò non toglie che passato il pericolo si ricominci e si ricostruisca l’equilibrio. Questo è quello che alberga nel cuore e nella mente dei popoli civili!

7 Lug 2016

il mare

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

La stesura di un romanzo mi affascina. Mi affascina quanto mi affascina il mare. L’emozione nell’iniziare una storia è paragonabile all’avvicinarsi all’acqua…passo dopo passo, abituarsi alla temperatura e poi immergersi. E mi immergo nella storia, le idee fluiscono veloci come veloce si va a fior d’acqua a grandi bracciate. E poi una sosta breve a guardare la riva, a guardare il fondale e scoprire le creature che ne hanno dimora veloce. Così nella scrittura: una sosta, la rilettura e i personaggi che desiderano narrare. E il mare mi accarezza i capelli, mentre il cielo azzurro mi abbaglia come il sole, mi stordisce e mi emoziona. E così la storia, mi cattura e non  mi lascia soste. Non vorrei mai tornare a riva, così come non vorrei mai smettere di scrivere. Dopo lunghe nuotate torno a riva, dopo ore di scrittura interrompo. Ma il corpo sente ancora la frescura dell’acqua e vorrebbe riimmergersi, la mente pensa e vaga in quel nuovo mondo appena creato. E non so più dove finisca il mare e dove la realtà.

 

 

1 Mag 2016

Primo Maggio: Festa del Lavoro

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

Primo Maggio

Domani gireremo il calendario, un altro mese finisce in questo 2012 tanto impegnativo dal punto di vista economico per la stragrande maggioranza delle famiglie.

Domani si sarà in Maggio: un mese che sa di viole, di rose, di fragole e di grilli, di ciliegie, di azzurri cieli ventosi sui papaveri rossi.

Un Mese che gioca d’anticipo sulle belle giornate d’estate, che porta l’aria del mare.

Mi è sempre piaciuta questa Festa, fin da piccina.

C’era un’aria solenne, sentivo che era una Festa diversa. Non c’erano le luminarie della festa del Patrono, non ci si riuniva con tanti parenti per grandi pranzi.

No.

Aleggiava un’ aria festiva ‘seria’ e ‘sobria’, come di un qualcosa che bisognava festeggiare, ma anche custodire, mantenere gelosamente e non per tradizione.

Non si andava a messa e questo mi stupiva. Ero molto piccola quando questo accadeva e non andavo ancora a scuola. Chiedevo a mia madre e a mio padre il perché di un giorno celebrato

tanto solennemente in piazza e non in chiesa. Le spiegazioni adatte alla mia età non erano così ‘adatte’  da farmi sfuggire che quello era un giorno molto importante in cui Patria, Religione, compleanni e onomastici erano fuori, un giorno solenne e diverso. Ed era anche un giorno in cui la valle, antistante al mare che si intravvedeva da casa mia, si colorava del rosso dei flessuosi papaveri: uno spettacolo.

Pranzo ‘celebrativo’ in famiglia  e al pomeriggio in piazza, dove su un palco  si alternavano uomini in maniche di camicia che parlavano, parlavano, interrotti solo da lunghi applausi.

Io, sulle spalle di mio padre, mi divertivo osservando dall’alto i cappellini delle signore, i ricci delle ragazze, la brillantina dei giovanotti, le coppe di gelato servite ai tavoli nei bar d’angolo nella piazza. Bandiere rosse e bandiere della Patria. Ho chiesto a mio padre ‘perché’ quelle bandiere fossero ‘solo rosse’ e la risposta fu corta: “Sono il simbolo del Lavoro”.

Mi persi in una foresta di strani interrogativi, fitti come mangrovie, che avrebbero dovuto unire lavoro e festa. Le mie risposte tardavano e mio padre era assorto a seguire i discorsi del palco ed io inseguii ancora una volta la vaniglia, a quel tempo molto interessante….

Erano serate dolci e miti e nell’aria tiepida tutte le fragranze dei fiori, della vaniglia, dei profumi delle signore si fondevano in un unico profumo: il profumo della festa del lavoro.

Sono passati tanti ‘Primo maggio’, mio padre non c’è più. Ho sempre solennizzato questa importante giornata: pranzo importante con la sola mia famiglia e quello che mi è sempre piaciuto  è il silenzio nel quartiere. Tutte le finestre aperte, le persone in casa e in genere la giornata è stata quasi sempre ventosa, di un vento che avvicina le voci e i suoni, un vento caldo che asciuga i petali delle rose, appena sbocciate, sul mio terrazzo,  che scompiglia i capelli ma non le certezze.

Silenzio, poche auto in giro, pochi mezzi pubblici, negozi e centri commerciali chiusi.

Ho il privilegio di vivere a Roma e, com’è noto,  alle 15 parte il grande concerto in Piazza San Giovanni. Sembra quasi che le note del concertone arrivino su onde emotive fin nel mio verde quartiere. Non andiamo in Piazza San Giovanni: è bene lasciare il posto a chi viene da fuori e ai Giovani, che di questa festa sono destinatari e tesorieri.

Almeno questo accadeva fin a qualche anno fa. Molte cose sono cambiate, non c’è più tanto silenzio, mezzi privati e pubblici quasi transitano come in un giorno feriale e come formiche si infilano nel parcheggio del centro commerciale.

E le bandiere rosse? Non è tanto la dissolvenza del simbolo a preoccuparmi, quanto la dissolvenza dell’essenza di cui erano simbolo: il LAVORO.

La fragranza mista di vaniglia, profumi  e fiori è diventata un olezzo che sa di stantio, di gente ingessata nell’abito elegante del profitto che stronca posti di lavoro e famiglie, di Politica lontana dai cittadini. Un primo maggio che sa  di ricatto perché chi lavora in un giorno che celebra il Lavoro è  ricattato.

Domani spero che si levi di nuovo il vento che asciuga i petali delle mie rose e che porti il profumo del vero Primo Maggio nelle menti di tutti a partire dai governi e da chi ha perso il Lavoro, per finire a chi lo cerca e chi ce l’ha, perché il Lavoro rende liberi e fa crescere il Paese.

Il Lavoro è il cielo azzurro in cui si muovono come papaveri le idee, i sogni, le speranze dei giovani.

Ovunque.

 

(“Primo Maggio” è un racconto tratto da “Radio Ferragosto” di Maria Luisa Caputo © 2012)

 

(il dipinto: “Maggio© di Maria Luisa Caputo , tcn miste su tela 120 x 100 x 2 cm è in esposizione permanente presso il reparto U.O.C. di Neuropsichiatria Infantile, Policlinico Umberto I, Roma )

 

Questo articolo l’ho pubblicato nel 2012, ma lo pubblico ogni anno nella speranza e con l’auspicio che qualcosa cambi per noi, per i nostri giovani! Per me la solennità austera di questo giorno rimane immutata!

 

 

 

3 Set 2015

Atto di Carità

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

Davanti alle strazianti transumanze e non diaspore dei migranti non voglio sentirmi più parte in causa e non mi piace più dire o scrivere:” è colpa di tutti noi”.

Io non mi alzo la mattina abbracciando fucili a canna mozza o bazooka , ma seminando parole di pace e pensieri buoni. E’ vero, uso la macchina e dunque il petrolio, sono onnivora e contribuisco al disboscamento delle foreste, uso pc e Iphone e dunque sfrutto il silicio o il Coltan. Ok.

Sono una delinquente criminale…Dietro quell’automobile ci sono migliaia, milioni di famiglie che vivono grazie a quella produzione, così nelle raffinerie, così nelle grandi case produttrici come Apple, Samsung  ecc!

Non vado più al fiume a lavare i panni, ma uso la lavatrice e le magiche bustine che inquinano fiumi e mari…Beh, scusate se è poco, ancora non mi sono perfezionata a diventare diavola e non uso buttare o creare nuove bombe atomiche o armi chimiche di distruzione di massa. Se prendo l’aereo cerco di usare la famosa Alitalia per contribuire alla causa dei non licenziamenti e non uso un F35 e né ho ancora pensato di acquistarne …35 ad uso personale! Al mio nipotino Lorenzo non regalerò mai armi perché è un maschietto, ma giochi di pace e di fantasia, così come alla mia nipotina Martina non regalerò mai giochi che la facciano sentire ‘pupattola femmina’.

Da quando avevo sei anni mi alzo presto, anni di scuola dove ho imparato dalla Storia che le Guerre servono solo a fare piazza pulita di umanità e ad arricchire chi già non ne aveva bisogno, ho imparato che anche dei grandi, come Cesare e Napoleone Mussolini e Hitler, dopo tante stragi, non resta neanche un granello di cenere tale e quale le vittime.

Ho imparato ad amare la Pace, i miei simili, l’alba e il tramonto, il sole e la luna, i cieli azzurri e le grandi nuvole. Ho imparato che c’è da imparare dai vecchi e dai bambini, da chi sa meno di me perché sa cose semplici che io ignoro …Anni di studio universitario, poi laurea in Matematica, laurea in… Famigliologia! Ho svolto la mia professione con amore e dedizione insegnando ai miei allievi quanto fossero interessanti quelle grandi lavagne zeppe di grafici e quali sviluppi potessero avere le simulazioni matematiche, ma sopratutto ho tentato di insegnare loro ad affrancare i loro cervelli, a crescere come soggetti pensanti e non automi.

Negli ultimi 4 anni sono stata insignita di una grande onorificenza dalla Vita: sono diventata NONNA.

Bene a questo punto mi chiedo come posso scrivere più: “E’ anche colpa mia se…”

Al contrario scriverò: “Dove sono le grandi organizzazioni umanitarie? Cosa stanno facendo le grandi potenze?”

E cosa fanno i singoli Paesi affinchè quelle lavagne zeppe di grafici si trasformino in Ricerca  e Tecnologia avanzata in modo che i… detersivi non inquinino? Perché agli animali vengono dati mangimi e non vera erba? Un tempo le mucche, le pecore, le capre i maiali pascolavano liberi e si…accontentavano dell’erba! Sentiamo, quale foresta avrei disboscato io?

I pesci si pescavano in mare, liberi, felici e magri…Oggi allevati nelle grandi vasche sono tristi  e grassi come le mucche, e così è stata mortificata anche la pesca e i pescatori e il pesce spada che metto nel piatto non arriva da Mazzara ma dal Giappone????

E’ colpa mia se le organizzazioni criminali hanno distrutto tutto, pesca compresa? Beh, una mano sulla coscienza se la mettesse chi di dovere.

Noi tutti al contrario dobbiamo cominciare a pretendere di ‘avere’ una vita sana e decorosa., a pretendere LA PACE.

Da troppo tempo abbiamo accettato le briciole!

 

 

 

 

 

 

Alle mie figlie

Professione di fede

 

Credo

Nella forza della debolezza

Nella miseria della ricchezza

Nella ricchezza della semplicità

Credo

Nella saggezza del dubbio

Nell’ignoranza delle certezze

Nella stupidità della saggezza

Credo

Nell’uguaglianza degli esseri umani

Nell’eguaglianza dei loro diritti

Nell’eguaglianza dei loro bisogni

Credo

Nel coraggio per la vita quotidiana

Nelle semplici cose

Nell’effervescente indolenza dei giovani

Nella silente operosità degli anziani

Credo

Nell’ultima luce del tramonto

 Nell’ultimo dei saluti di un giorno

Nella prima stella della sera

Nel sonno del giusto

E voglio addormentarmi così

Tutte le notti

Senza tumulti di coscienza

Roma 10 marzo 2002 ore 18:39, a casa

 

 

 

 

26 Ago 2015

Mia nonna

Posted by maria luisa caputo. Commenti disabilitati

Mia nonna

 

Mio padre un giorno si è stufato. “Non ne posso più, adesso pretendo, io, tanto rispetto!”. Ce l’aveva con mio nonno. Si, pare che in gioventù gli avesse detto:”Rispetta i piccolo perché sono piccoli, rispetta gli adulti perché sono adulti. Lui si era sentito sempre una via di mezzo, come se non dovesse usufruire anche lui di quel rispetto. Un po’ come Achille e la tartaruga, non arrivava mai a uno stadio certo di certo rispetto: c’era sempre qualche ‘piccolo’ nuovo e compariva sempre un nuovo adulto più adulto. Dunque, basta. Mio nonno era molto burbero, forse severo. Mio padre non sarebbe mai divenato severo come lui, era troppo buono e generoso. La tenerezza di mio nonna era un sorriso negli occhi quando ti guardava, raramente. I miei nonni paterni li vedevo poco, molto poco. Abitavano a 5 ore di treno da noi, nel salernitano. Erano venuti a trovarci solo per i battesimi dei miei fratellini e alla mia prima Comunione, quando i miei fratellini erano già diventati angeli da un pezzo ed io avevo solo sei anni.

Un evento la mia prima Comunione. Mia madre voleva per la sua, per forza maggiore, unica figlia un bell’evento religioso e sociale. Due giorni prima arrivarono i miei nonni. Fervevano i preparativi per il bel rinfresco in casa, ma a me interessava solo l’arrivo dei nonni. Non avevo dormito già da tre notti prima.

I nonni.

Con noi viveva il nonno materno, ma era la quotidianità.

I nonni erano completi: il nonno e, soprattutto, la nonna. Piccola, graziosa, parlava a voce bassa e con lentezza, mi piaceva quel tono pacato. In quei giorni speciali ricordo che le stavo sempre appiccicata e lei mi teneva vicina al suo fianco, come fa l’aquila con il suo aquilotto sotto l’ala. La gioia immensa fu una passeggiata con lei, una passeggiata lunga da casa fino alla chiesa, di tardo pomeriggio, quasi sera. Mia madre non mi faceva mai uscire da sola o con persone diverse da lei e papà e mio nonno.

Quella sera andai in chiesa con mia nonna. Un ricordo così felice da annoverare ancora tra i più felici della mia infanzia. Vestitino serio e giacchino bianco, si era in settembre, mia nonna Peppinella con un serio ed elegante soprabito nero, una borsa molto bella e la sua coroncina del Rosario.

Io per mano della mia nonna. Esibivo quasi quella situazione: avevo anche io la nonna, come gli altri bambini.

Il tragitto fu lungo di emozioni, e si e no di 50 metri di percorrenza: abitavamo quasi di fronte alla chiesa, ma io gustai ogni centimetro. Quella sera mi parve che la chiesa fosse più illuminata del solito. In realtà avevo una grande felicità nel cuore.

Quando i miei nonni ripartirono sentii una gran stretta al cuore, una grande tristezza: non avrei più sentito quegli abbracci speciali per tanto tempo, tanto tempo.

Mio nonno in casa mi colmava di attenzioni e affetto. Cercava di darmi anche l’affetto sparso tra gli angeli dalla nonna materna da quasi quattro anni. Tutti si sono sempre meravigliati in famiglia della mia grande memoria. Io e mia nonna ci amavamo alla follia. Lei faceva di tutto per venirmi a trovare tutti i giorni ed io, ogni volta che si apriva la porta, le correvo incontro esclamando:”Nonna mia, nonna mia!” e mi affondavo letteralmente nei suoi abbracci morbidi.

Si, questo ricordo di mia nonna, i suoi abbracci speciali, colmi di una tenerezza speciale, carichi di un amore senza pretese genitoriali, solo spontaneità e amore.

Questo ricordo delle mie nonne, e troppo poco è durato, è un tesoro talmente che mi accompagna ancora adesso che anche io sono nonna. Quando stringo i miei nipotini al cuore mi sento come fossi il mare, il cielo assolato o stellato e siamo tutt’uno, uniti nel sentimento più semplice che esista, un amore che non giudica o punisce, ma regala solo il tesoro dell’amore.

©Maria Luisa Caputo, racconto tratto dalla raccolta “Le facce e le piazze”, maria luisa caputo

Roma 25 agosto 2015, riproduzione anche in parte vietata