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24 Gen 2012

Un Paese senza figli

Posted by maria luisa caputo. Nessun commento

Un Paese senza figli

 

Nel comune immaginario, alla nascita di uno o più figli, gli amorevoli genitori vegliano sulla sua culla, trascorrono notti insonni nel jet lag  neonatale, trepidano al loro primo giorno di scuola, li seguono negli studi, nella danza, nel nuoto, nel judo, li acconciano alla meno peggio secondo disponibilità e tendenze. In seguito gli amorevoli genitori si preoccupano delle loro scelte, dei loro studi, del loro avvenire mettendo da parte risparmi su risparmi per assicurare loro un futuro e aiutarli…Tutto questo finchè non sono arrivate le pubblicità che, a dirla franca, oltre a intonare ‘voglio una vita spericolata’ tra biberon e pannolini, che la diceva lunga, regalavano degli amorevoli bebè campioni di macchie assolute, di pareti scarabocchiate all’inverosimile…insomma della serie ‘piccoli teppisti crescono…’

Ma…non finiva qui: sono arrivate le immagini stucchevoli del solito uomo biondo, chiome al vento, che non accoglie tra le braccia i suoi bambini all’uscita da scuola…ma un’avvenente maestrina, e, in buona compagnia, c’è l’altro amico suo, in altro spot,… che sbianca alla sola idea di dover utilizzare una stanza per un bebè, dovendo rinunciare anche, forse, alle sue scorribande automobilistiche.

Un mondo senza figli dunque, ma poco importa essendo di celluloide, come si diceva una volta, ora ‘virtuale’.

Di virtuale virtù ne vedo ben poca.

Un Paese senza figli, non virtuale, mai virtuoso, è un paese i cui cittadini pensano al momento contingente, al ‘loro’ che non diventerà mai ‘suo’, ovvero del figlio. Assistere in questi giorni alle manifestazioni estreme contro le liberalizzazioni mi ha dato questa idea. Essendo esterna ed estranea alle categorie ‘toccate’ da questo decreto mi chiedo e mi richiedo:

“ma se il figlio di un notaio vuole diventare farmacista, e il figlio del farmacista taxista, e il figlio del taxista farmacista, il figlio dell’avvocato trasportatore…’ , come in un demenziale gioco di scacchi, i vari soggetti monterebbero una guerra uso Montecchi e Capuleti? E i figli degli altri sono retrocessi automaticamente in serie ‘C’?

E, franchezza per franchezza, credo che il praticantato dei giovani futuri forensi svolto nelle Università sia molto più proficuo che non svolto in uno studio, dove i giovani vengono spremuti come limoni, per 8 o 9 ore al giorno…con speranze fumose e menzognere…di futura carriera…

Non so, ma c’è qualcosa che non mi quadra affatto!

23 Gen 2012

Una classe che fa…acqua

Posted by maria luisa caputo. Nessun commento

Una classe che fa…acqua

 

Agli esordi della mia professione di insegnante ho avuto la gioiosa sventura di essere nominata supplente per un mese in uno dei licei romani ‘meglio frequentati’, secondo i punti di vista, chiaramente.La terza, per esattezza, era la ‘meglio frequentata’ di tutto il liceo. A dire il vero, mettendo piede in aula, mi era sembrato di entrare in una giungla: non mi sarei stupita più di tanto se avessi visto liane aggrovigliate dal soffitto alle pareti e intricate mangrovie sul pavimento. I giovani allievi, tutti belli e aitanti, erano afflitti da gravi preoccupazioni come ad esempio legare lacci tra due sedie in modo da far cascare i compagni e mantenere lo stato di ‘grazie a mammà so bello e ricco’. Le studentesse erano palesemente convinte del loro fascino già patinato che conferiva loro grande baldanza e sicumera. Allora avevo 24 anni. Non ero poi cosiì certa che anche io ‘grazie a mammà ero bella e ricca’, ma avevo la certezza di essere molto preparata, fresca di studi matti e disperati, e questo, unito alla baldanza della gioventù, mi dava grande sicurezza.  Niente affatto scoraggiata dall’aspetto aborigeno degli allievi, anche perché come seconda aspirazione di studi avrei scelto la facoltà di Medicina per poi esercitare in Africa, ingaggiai la mia prima battaglia persuasiva nel cercare di far comprendere ai giovani che quei comportamenti erano piuttosto ottocenteschi e fuori luogo. I primi 3 giorni passarono così. Al quarto i colleghi anziani dirimpettai mi ringraziarono per aver regalato loro qualche ora di tranquillità per svolgere le lezioni con calma. Superato il primo ardimentoso scoglio, bisognava virare verso le spiegazioni, le interrogazioni e le verifiche scritte. Nel più allucinante sgomento, si era alla fine del primo quadrimestre, mi resi conto che il programma aveva marciato col ballo della mattonella e che tanto bisognava fare e anche verificare, in modo da arrivare a delle valutazioni. Telefonai alla docente che mi confidò le sue ansie e il suo scoraggiamento per quella classe di ‘cafoni’e mi diede carta bianca, tanto sul programma che sulle valutazioni. La mia baldanza giovanile ebbe un balzo in carriera.

Attaccai la spina alle spiegazioni di Trigonometria, seguite subito dalle interrogazioni, puntualmente inevase, e ai compiti scritti. Disastro totale. I giovani non erano abituati a tanta fatica, stare attenti per 10 minuti li stressava, studiare a casa era impraticabile a causa dei numerosi e fumosi impegni pomeridiani. Il momento più duro arrivò con i primi voti, che per molti furono nettamente al di sotto del 4. Inutile descrivere le pretestuose proteste: le loro valutazioni precedenti non avevano mai avuto uno…spread così alto, nessuno aveva mai fatto loro notare che il loro debito…verso lo studio era a tale livello…Insomma c’era grossa crisi. Mi chiamò il preside e pensai che volesse parlarmi delle lamentele degli studenti e di qualche genitore. Tutto il contrario: era lieto che ‘una giovane’ avesse tenuto testa ai ‘quei giovani’ che, in fondo, screditavano col loro scarso profitto il liceo, anche se lo blasonavano con la loro augusta presenza. Forte dell’appoggio del capo di istituto, proseguii con il mio metodo, arrivando anche a fine quadrimestre con parecchi voti  negativi e i famigerati n.c. , che bollavano come latitanti alle valutazioni…Allo scadere del mese di supplenza io, onestamente, tirai un sospiro di sollievo. Accadde però che l’ultimo giorno i più attenti e studiosi dimostrarono il dispiacere nel fatto che io andassi via, la cosa che stupì tutti fu che gli aborigeni si avvicinarono alla cattedra a chiedere scusa, confessando che non si erano mai sentiti ‘così premurosamente seguiti’.  La mia risposta fu ‘ho fatto il mio dovere di insegnante: credere di avere a che fare con soggetti pensanti, diffondere il sapere e aiutare la crescita mentale e civile. Non sono e non voglio essere sicura di esserci riuscita’.

Bene, in questi giorni di grandi proteste verso il governo Monti per via delle liberalizzazioni che hanno per fine quello di spezzare i vincoli corporativistici e redistribuire un po’ meglio reddito e ricchezza, ho assimilato l’Italia a quella classe e mi auguro di cuore che , come i miei di allora baldi aborigeni, anche le ‘caste professionali’ comprendano cosa realmente fa davvero utile a loro e al Paese, che sarebbe in sostanza prova di grande lungimiranza e intelligenza…

 

19 Gen 2012

Flash Justice

Posted by maria luisa caputo. Nessun commento

Flash Justice

 

35 anni di insegnamento nei licei sono tanti,  pochi per conoscere ancora e ancora le facce, le menti, i pensieri. Ed è un dono della Vita: accumulare troppa esperienza rende saggi, ma , forse, anche un po’ saccenti.

35 anni di insegnamento non sono bastevoli e te ne accorgi quando lasci le aule e le facce. Ti dici e rifletti: “Potevo dare ancora tanto”.

Belle le lavagne piene di curve, asintoti, tangenti e secanti, belle le facce stupite e…incredule davanti a tanta perizia grafica e a tanta…incomprensione di chi mancava di studio costante: lo studio… al mattone, che edificava il muro solido della conoscenza che sarebbe, poi ,sfondato in Cultura…

I discontinui, li appellavo “Maratoneti”, non tanto per la loro abilità nel correre, ma per le  grandi ammazzate di una settimana nell’arduo tentativo di recuperare teoria dei limiti, studio delle derivate e via dicendo…L’assicurato insuccesso delle maratone, corona della celeberrima “ Posso essere interrogato, sto studiando da una settimana”,  era sempre accompagnato da una mia frase diventata un classico nelle…generazioni di studenti…:

“Hai fatto la metà della… metà  della metà del tuo dovere!”

Dovere fatto per intero da chi studiava con costanza, senza per altro pensare in una futuribile attribuzione di medaglia, ma nel proficuo risultato conseguito nell’arricchimento personale.

Lo ammetto: nella superficialità con cui oggi, molto spesso, si affronta qualunque tenzone: dal montaggio di una finestra, all’installazione di un elettrodomestico, alla guida di un autobus, al pilotaggio di una nave, mi ritorna in mente quella frase: “hai fatto la metà del tuo dovere!”.

Mi rammaricava non poco quando a pronunciarla era mia madre, a me studentessa modello fin dalle scuole elementari. Modello per amore di studio e non dei voti: alla fine ci si abitua pure a quelli, modello per il desiderio di sapere, conoscere sempre di più. Però…la frase gelida mi risuonava come un rintocco sordo. A studi finiti mi sono resa conto che in fondo mia madre aveva ragione e che il detto aveva valore sempre e in ogni situazione e non solo per me.

Ovunque ci si trovi, qualsiasi lavoro, mansione e professione si svolga, l’impegno, la professionalità e l’abilità sono fondamentali!

Non si creda di meritare una medaglia perché si fa al meglio quello che ci è stato affidato, scelto: è fare il proprio dovere, altrimenti si è solo superficiali, inaffidabili e, a volte, anche scellerati.

Oggi appare quanto mai importante con la tragedia della motonave “Concordia”.

Come avrebbe ringraziato la madre l’uomo di oggi se solo una decina di volte avesse detto al figlio la famosa frase della metà del proprio dovere, l’uomo che oggi non ha compreso quali responsabilità passavano tra le sue mani come l’acqua del mare!

Può darsi che la madre abbia inculcato anche il senso del dovere e che sia scalzato dall’ebbrezza  del comando e dalla situazione privilegiata.

E chissà se davvero la decisione, presa in via legale, dei domiciliari è giusta o se è solo un flash di quel famoso ‘dovere’ ottemperato in un certo modo!

Non so, comunque sarebbe il caso che ognuno di noi sedesse al posto di lavoro con grande senso del dovere, responsabilità ed estrema preparazione. E quando queste forze morali tendono a scemare una bella curetta a base di integratori, come corsi di aggiornamento, esercizio fisico e controlli attitudinali non guasterebbe…

 

 

17 Gen 2012

Flash work

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Quando accade qualcosa di paradossale, di  catastrofico  si guarda all’immediato. Si contano le vittime, ovvero coloro che sono stati brutalmente costretti a salutare la vita. Si contano i feriti e , in genere, si evade la frase ‘alcuni gravi’ , o meglio alcuni saluteranno anzitempo la residua giovinezza e la baldanza, la forza. Segue l’elencazione dei danni materiali e di quelli ecologici. Ma vi sono dei danni che vanno al di là del conto elencato nell’immediato, danni di immagine, come per i cantieri Costa, danni d’immagine per il nostro Paese che già  è nel mirino di mezzo mondo. E in mezzo mondo non ci si spiega com’è che si consenta alle grandi motonavi di bordeggiare coste e lagune, e non ci si spiega come si consenta a chi ha già sfiorato la catastrofe di capitanare una nave. Oggi mi spingo oltre e penso alle vittime silenziose, inevitabilmente vittime, già martirizzate dalla crisi: gli operai, i tecnici, gli ingegneri dei cantieri navali e degli indotti. Quanti? Migliaia credo.

Penso che nelle loro case, nelle loro famiglie si respiri aria di tagli ai posti di lavoro, aria di miseria, aria di paura.

Credo che sia il caso di pensare bene a quello che si fa, anche se questo non è uno sport molto praticato…La tragedia della Concordia è l’esempio ‘vacanziero e sciolto’  nell’agire, qui si è giocato con la Vita di 4234 persone che volevano trascorrere qualche giorno in serenità; in Economia si gioca con le Borse come fossero quelle delle bambine che giocano alle ‘signore’; nella gestione interna dei Paesi si gioca a Monopoli; in Politica si gioca, come in un eterno Carnevale, al Martedì grasso con Quaresima incombente…

16 Gen 2012

Flash sea

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Lo sgomento per il disastro della grande nave da crociera Concordia è grande. Le emozioni suscitate molteplici: dal panico iniziale, al terrore puro vissuto dagli ospiti e inevitabilmente fatto proprio, al freddo sceso nelle ossa al pensiero del freddo sopportato da donne, bambini, anziani, giovani, le incertezze, i dubbi e le inevitabili associazioni con Il Titanic, il cui naufragio sembra quasi di pochi anni fa grazie all’emozionale descrizione nel film omonimo. Ma c’è una situazione che mi colpisce e che pare faccia più rumore delle grida e del clangore dei catenacci e dello squarcio: il silenzio a bordo della motonave. Lentamente, millimetro per millimetro, l’acqua alza il livello e inghiotte tutto in una dissolvenza dalla realtà. Inghiotte tutto: dalle suppellettili concrete ai sogni, alle attese. In un momento di grande crisi la decisione di partire in una crociera e in pieno inverno la narra tutta la storia di questi sogni. Navigare non certo per amore di mare, ma di svago in una situazione diversa: tra lusso e habitat anomalo è l’anima delle crociere vacanze.  Si può essere o non essere d’accordo, condividere o meno queste scelte di svago: tutto è degno di grande rispetto, quando c’è la liceità e magari anche sacrifici per arrivare a coltivare questi sogni condensandoli in 7 o 10 giorni. Quello che spaventa e fa gelare il sangue è la leggerezza con la quale questi ‘paesi galleggianti’ vengono pilotate sul mare. La pessima abitudine di bordeggiare troppo in prossimità davvero ravvicinata alle coste o peggio ai porti, ai canali è impressionante. E se ci si è imbattuti in una di queste visioni monta la rabbia nel chiedersi come la cosa sia consentita e praticata, tra i danni incerti, ma altamente possibili, e quelli certi all’ecosistema.

Cala la notte, cala il silenzio sulla Concordia.

 

Omaggio alle vittime, alla paura dei sopravvissuti, ai lavoratori dei cantieri navali:

http://video.repubblica.it/edizione/firenze/costa-concordia-il-video-tributo-su-fb/85888/84277

16 Gen 2012

Flash Star…post-mob

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Stardust & …Puz declassano mezzo mondo…Ma qualcuno che declassi Stardust & Puz…ad agenzia di 4° livello non c’è???

Mezzo mondo è stato convertito a classe… energetica elettrica scadente! Siamo sicuri che il galvanometro usato funzioni bene…? O anche qui tiriamo in ballo il famoso ‘errore umano’ che mi sembra sempre più…diabolico? Non è che per caso la ‘bobina’ si è…arrevugliata e il gran magnete ha perso …la bussola?

Intanto gli Stati si arrabattano, le banche si ingrassano, la gente si impoverisce, l’economia stagna e in Cina gli operai si vogliono buttare giù dai palazzi per le condizioni di schiavitù sul lavoro!

Che bella prospettiva!

Beh, buona serata!

19 Dic 2011

Natale in…Arte

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Natale

 

Non ho nostalgia del mio Natale

da bambina

 

Natale

amaro

di  intenso profumo

di mandorle amare

ferrate in zucchero scuro

 

Scuro

in dolcissimi pani alle noci

e all’uva appassita e rinvigorita

nel mosto denso

 

Afrodisiaco

di spezie

di cannella

di chiodi di garofano

 

Caldo

di vapori densi di verdure stufate

di fritti croccanti

di fiati appiccicati ai vetri

 

Argenteo

di nomadi banchi di mercati ambulanti

colmi di nomadi, e oramai stanziali,

anguille guizzanti e di preziosi

e umili frutti di mare

 

Profumato di muschio e di sughero

un Natale lieto

di canti, di nenie,

di saltellanti fiammelle di ceri

 

Non ho nostalgia di questo Natale

perché è custodito

nella mia mente di adulta

nelle mie mani di donna

nell’angolo più intimo

del mio cuore

Maria Luisa Caputo

 

 Lirica composta in Roma 23 dicembre 2001, a casa, mentre preparo “il Dolce Medioevale”,

Weihnachten

 

Ich hab’ keine Sehnsucht nach meinen Weihnachten

als ich ein Kind war

 

Weihnachten

bitter

vor starkem Duft

nach Bittermandeln,

die in dunklem Zucker beschlagen waren

 

Dunkel

in zuckersüßem Walnussbroten

und in Rosinenborten, wo verblühte Trauben

in dickem Most wieder zu Kräften kamen

 

Aphrodisisch

aus Gewürzen

aus Zimt

aus Gewürznelken

 

Warm

Vor dichten Dünsten geschmorten Gemüses

Vor knusprigem Ausgebackenem

Vor an Fensterscheiben geklebtem Hauch

 

Silbern

aus nomadischen Ständen auf den Jahrmärkten,

die von sesshaften Nomaden wimmelten,

von schnellenden Aalen und kostbaren

und ärmlichen Meeresfrüchten

 

Duftend nach Moos und Kork

Frohe Weihnachten

mit Liedern, mit Kantilenen

mit hüpfenden Kerzenflämmchen

 

Ich habe keine Sehnsucht nach diesen Weihnachten,

denn sie sind aufbewahrt

in meinem erwachsenen Bewusstsein

in meinen Frauenhänden

in der intimsten Ecke

meines Herzens

 

(maria luisa caputo, traduzione di Anna Maria Curci)

 

 

CHRISTMAS

I have no nostalgic memories of my Christmas

as a child

 

Christmas

bitter

with an intense perfume

of bitter almonds

crinkled in brown sugar

 

Dark

with the sweetest bread made of nuts

and raisins and rejuvenated

with thick must

 

Aphrodisiac

with spices

with cinnamon

with cloves

 

Warm

with thick vapours of boiled vegetables

of crackling fries

of breath stuck to the windows

 

Silvery

with moving stands of street markets

full of nomads who are now stable,

slippery eels and precious simple sea foods

 

Perfume of moss and cork

a happy Christmas

with Carols, lullabies,

and little jumping candle flames

 

 

I don’t miss this Christmas

because it is closed

into my adult mind

in my hands of a woman

in the most intimate corner

                   of my heart                                 

                                         Maria Luisa Caputo       

Rome 23 of December 2001, at home while I was preparing

                                            “the Medieval Cake”

 

(maria luisa caputo, Translated by Carroll Mortera)

 

 

N  A  V  I  D  A  D

 

 

No extraño las Navidades

de mi infancia

 

Navidad

amarga

de intenso perfume

de almendras amargas

glaseadas de azúcar moreno

 

Navidad morena

en dulces panes de nueces

de uvas marchitas y reblandecidas

en el mosto espeso

 

Afrodisíaca

de especias

de canela

de clavo

 

Cálida

de vapores espesos de verduras guisadas

de fritos crujientes

de alientos que empañan los cristales

 

Plateada

de puestos nómades en mercados ambulantes

repletos de nómades, y ya estacionarias,

anguilas resfaladizas y de preciosos y humildes mariscos

 

Perfumada de musgo y corcho

Una Navidad Alegre

de cantos, de nenias,

de saltarinas llamas de velas

 

No extraño aquellas Navidades

porque están guardadas

en mi mente de adulta

en mis manos de mujer

en el rincón más íntimo de mi corazón

(maria luisa caputo , traduccion Myriam Fletcher)

10 Dic 2011

E…lucean le stelle

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Tutte le sere mi piace soffermare lo sguardo sul sole al tramonto, adagiando mente e pensieri sulla luce che avvolge cielo , palazzi, colline lontane.

A notte, non riesco a chiudere le imposte senza allungare lo sguardo fin dove la mia miopia me lo consente, e distinguere stelle dai pianeti, deliziarmi nel luminoso inganno degli aerei che imitano le stelle cadenti.

Al mattino, appena sveglia, e se è ancora buio, cerco le stelle residue e la pallida luna, esausta dall’avere illuminato le notti.

E i cieli tersi dall’azzurro concorrenziale ai quarzi, ai lapislazzuli.

E i cieli grigi, dove grasse nuvole bianche saltellano inseguite da minacciosi nembi neri.

E ci sono i fiori.

E ci sono i bambini nei cui occhi  nasce  e si rispecchia il cielo, con le stelle della notte e il sole del giorno.

 

Nulla può eguagliare questi spettacoli.

 

Quando lo Stato vince sulle organizzazioni criminali si avverte una sorta di fragranza nell’aria, profumo di bucato, di limonaie gravide di frutti odorosi, di fiori d’arancio.

Le catture dei boss offrono una spettacolo di degrado umano. Vivono come talpe, in cunicoli o bunker scavati nel ventre della terra, sotterrati dal cemento come chi ha lasciato la Vita. Le ricchezze accumulate, gestite sottoterra attraverso reti capillari da una manovalanza che, al contrario, vive e si muove all’aria aperta.

A cosa serve dunque tutto questo potere che tutto può dare ma toglie tutto il più bello e toglie i beni più preziosi?

 

Non lo capirò mai.

Né mai capirò chi, pur vivendo…sopraterra, accumula potere e ricchezze e devasta corpi e coscienze.

No, mai.

 

 

9 Dic 2011

La Verità

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Mi chiedo se sia possibile alle Umane capacità di accogliere e trattenere la Verità. Forse è solo appannaggio delle Entità sopranaturali e come tale non ponderabile. Sarebbe tanto difficile ritenerla? Le Stelle, i pianeti sono là nel Cosmo, brillano di luce vera o trasportata o riflessa, gli astrofici lo hanno assodato, così come il giorno è il regno del sole. Così non è nelle umane vicende, dove la tangibilità degli eventi si trasforma in affannosa ricerca del ‘non esistente’ a suffragio  di tesi accampate in un’aria sempre più irrespirabile, dove ognuno tende al ‘suo’ senza pensare che quel ‘suo’ è un po’ di tutti!

Verità

 

La verità è un’idea così pare

Pare per come appare a chi la propugna

Dall’alto della cima di un monte

tutto mi appare minuto e senza senso

Chi mi vede dal piano,

ammesso che mi veda,

mi trova scriteriato e senza senso.

Se il vento porta alle mie orecchie

le voci della valle porta suoni promiscui

E solo odo la musica sola della natura.

L’armonia non mi fa distinguere

le voci bianche dei bianchi dagli occhi bovini

le voci gialle dei gialli senza occhi bovini

le voci rossastre dei meticci che fischiano nelle loro parole.

E nelle parole ci sono le musiche che inventa l’uomo

e quelle che inventano gli uccelli e gli insetti

C’è la fuga degli insetti prede degli uccelli

Ci sono i lamenti sommessi degli uomini insetti

che uomini uccelli affamati di rabbia e potere

vorrebbero quali prede umili e riconoscenti

per essere finite nel nido dei loro piccoli

ancora più affamati degli stessi genitori

Prede umili e riconoscenti per essere diventate utili

ai loro superflui bisogni.

Possibile che dall’alto della cima di un monte

nell’indistinto suono io distingua questo?

 

E’ la mia verità

appannata e distorta dalla verità dei predatori

 

Non giungono a sufficienza voci diverse

che scampino gli insetti dai rapaci

Le voci diverse sono tutte con me

alle mie spalle a guardare la valle come fantasmi

E come insensibili dei siamo accecati

dalla nostra stessa luce

dal buonsenso della nostra rettitudine

dalla nostra onesta indifferenza

che ci hanno plasmato con innocente assassinio.

E  questa è la cruda verità

(Maria Luisa Caputo)

Concludo con un tratto colto da Gotthold Ephraim Lessing, Eine Duplik, 1778, grata alla mia cara amica  Anna Maria Curci per averlo citato nel suo blog:

“Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere verso la verità con la condizione di errare eternamente smarrito e mi dicesse: -Scegli -, io mi precipiterei con umiltà alla sua sinistra e direi: Padre, ho scelto; la pura verità è soltanto per te”
(da: Gotthold Ephraim Lessing, Eine Duplik, 1778).

 

19 Nov 2011

Oggi…arte d’oggi…

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Oggi niente politica, niente economia, niente social blog…Oggi calma, relax e un po’ di arte…d’oggi, ma molto d’oggi. L?Arte degli artisti che la vivono intensamente, ma nel sommerso…che poi, tanto sommerso non è, ma insomma…

Mi piace esporre in questa bella pagina, intesa come pagina generale del web e non mia specifica, l’ultima collezione di dipinti che ho presentato a “Contemporanea” la stupenda Fiera d’Arte di Forlì. Buona visione a chi …vedrà, buonissima giornata a tutti!

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